In Libano oltre 400 mila bambini costretti a lasciare le proprie case a causa dell'escalation del conflitto sono a rischio colera e altre malattie trasmesse dall'acqua a causa del sovraffollamento e delle condizioni dei rifugi collettivi, oltre che per la mancanza di acqua e servizi igienici.
L’allarme è lanciato da Save the Children, che chiede un cessate il fuoco immediato e alla comunità internazionale di agire subito per evitare una catastrofe umanitaria.
Il primo episodio di colera e dei casi di scabbia sono già stati segnalati tra gli 1,2 milioni di persone sfollate dalle loro case. L'Organizzazione mondiale della sanità ha espresso preoccupazione per il fatto che molti di coloro che sono fuggiti dalle violenze nel sud non sono stati protetti dal colera che prospera in condizioni idriche e sanitarie precarie.
Con l'inverno alle porte, i bambini e le famiglie che dormono all'aperto o in rifugi collettivi privi di riscaldamento saranno esposti a condizioni difficili e costretti a sopportare il freddo e l'umidità senza un'adeguata protezione, avverte in una nota Save the Children, che lavora in 194 dei 1.094 rifugi collettivi in Libano, Paese dove è presente dal 1953.
Fatima, 31 anni, è stata sfollata dal sud con il suo bambino di 11 anni e ora si trova in un rifugio collettivo nel Monte Libano, condividendo uno spazio affollato con circa altre otto famiglie: «Tutto è difficile. Stiamo esaurendo i farmaci essenziali per le malattie croniche, soprattutto per gli anziani. Non riusciamo a trovare nemmeno le medicine per la pressione sanguigna. Abbiamo lasciato la nostra casa con i soli vestiti che indossavamo. L'inverno sta arrivando e abbiamo bisogno di vestiti caldi, coperte e stufe» racconta Fatima. «Riuscite a immaginare trenta famiglie per piano che condividono un solo bagno? È il bagno di una scuola – prosegue - quindi non c'è una doccia o uno scaldabagno. Dobbiamo riempire contenitori di plastica con acqua e lasciarli al sole per riscaldarli, solo per poter fare il bagno ai bambini. Gli anziani e i più piccoli si ammalano lavandosi con l'acqua fredda. Queste condizioni sono insopportabili».
Nelle ultime quattro settimane in Libano una persona su cinque è stata costretta a lasciare la propria casa. Oltre 190 mila persone vivono attualmente in 1.094 rifugi collettivi in tutto il Paese, ovvero scuole, centri comunitari e altre istituzioni pubbliche riadattate.
Anche il sistema sanitario è messo a dura prova dagli attacchi aerei israeliani: quasi la metà di tutti i centri di assistenza sanitaria primaria nelle aree colpite dal conflitto sono stati chiusi, mentre 11 ospedali sono stati completamente o parzialmente evacuati. Inoltre, 28 strutture idriche sono state danneggiate, con drammatiche conseguenze per oltre 360 mila persone.
«I bambini in Libano ora devono affrontare non solo le bombe – osserva Jennifer Moorehead, direttrice nazionale di Save the Children in Libano - ma anche il rischio di malattie, prevenibili con un vaccino. Siamo allarmati, ma non sorpresi, dal primo caso di colera, visto che l'anno scorso c’è stato un drastico calo della copertura vaccinale. Migliaia di bambini vulnerabili sono ora privi di protezione e, con l'inverno alle porte e l'abbassamento delle temperature, diventeranno ancora più suscettibili a certe malattie come il morbillo, la meningite e l'epatite A. Abbiamo già visto a Gaza come la combinazione letale di sfollamento di massa, attacchi all'assistenza sanitaria e mancanza di cibo nutriente e acqua possa avere un impatto sulla vita dei bambini. Non possiamo permettere che questo accada di nuovo. La comunità internazionale – conclude Moorehead - deve agire subito per evitare una catastrofe umanitaria ed esercitare pressioni per un cessate il fuoco immediato».
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