L'analisi
Cronicità, crescono le risorse ma peggiora l’assistenza sul territorio
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    Immagine: Ernst Vikne from Skien, Norway, CC BY-SA 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0>, via Wikimedia Commons
Redazione
Pnrr a rilento, Regioni spesso insufficienti sui Lea ed entro il 2028 spenderemo 70,7 miliardi l’anno. Aceti (Salutequità), «la cronicità è una priorità per le famiglie, ma non possiamo dire lo stesso per le risposte che garantisce il Ssn»

«Nonostante gli ingenti investimenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per il rafforzamento dell’assistenza territoriale, la gestione della cronicità sul territorio italiano sembra residuale e in peggioramento». È così che Tonino Aceti, presidente Salutequità, sintetizza un’analisi condotta dall’associazione che, sul tema, ha coinvolto Equity Group Cronicità. 

Oggi, secondo gli ultimi dati Istat, circa il 40,5% della popolazione, pari a 24 milioni di persone, soffre di una patologia cronica. 12,2 milioni di questi ne hanno almeno due; in una nazione che invecchia progressivamente, la prevalenza aumenta con l’età. Entro il 2028 spenderemo 70,7 miliardi di euro per la cronicità, oltre la metà della spesa pubblica oggi destinata al servizio sanitario. 

Affrontare la cronicità è diventato ineludibile. 

Tuttavia, secondo l’analisi dell’Osservatorio Salutequità, ciò non sta avvenendo adeguatamente. I nodi sono tanti. «La bozza di aggiornamento di Piano Nazionale Cronicità che dovrebbe essere approvata nei prossimi giorni da Stato-Regioni, non conta su finanziamenti ad hoc contrariamente ad altri Piani, manca di un cronoprogramma chiaro per il raggiungimento degli obiettivi e lascia fuori diverse patologie», dice Aceti. «Anche la sua modalità di aggiornamento e inclusione di nuova patologie, come la psoriasi, non è affatto chiara. La cabina di regia del Piano Nazionale Cronicità - importante per l’implementazione - sembra essere scaduta e non riunirsi da un anno circa e non sono pubbliche le relazioni annuali che deve produrre», continua. E poi, resta il nodo dei rimborsi. «Oggi il servizio sanitario nazionale rimborsa alle strutture sanitarie e alle Regioni la somma delle singole prestazioni - peraltro senza misurarne gli esiti - e non l’intero percorso, facendo risultare la gestione della cronicità poco attrattiva per chi governa servizi e spesa sanitaria», continua Aceti. «Anche le Regioni sono misurate attualmente dal Ministero della Salute con un solo indicatore di processo: aderenza nello scompenso cardiaco». 

Aceti, «se la cronicità rappresenta oggi una priorità per le famiglie, non possiamo dire lo stesso per le risposte che garantisce il Ssn».

Non è tutto. 

Mentre le Regioni sono impegnate ad assicurare la realizzazione degli obiettivi del Pnrr faticano a garantire i Lea. L’analisi rileva che nell’area cardine per le risposte alle persone con cronicità, ovvero quella distrettuale, nel 2023 un quarto delle Regioni (Valle d’Aosta, Abruzzo, Basilicata, Calabria, Sicilia) non ha raggiunto la sufficienza nell’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza distrettuali. Accanto a queste 11 regioni hanno peggiorato il punteggio in quest’area rispetto al 2020: Lombardia (-19 punti), Piemonte (-1), Veneto (-2), Liguria (-2), Emilia-Romagna (-6), Marche (-9), Lazio (-12), Abruzzo (-32), Basilicata (-11), Calabria (-8), Sicilia (-18).

Anche i lavori del PNRR procedono tra luci e ombre: se da un lato sono stati conseguiti gli obiettivi delle Centrali Operative Territoriali, dall’altro vanno a rilento le infrastrutture cardine dell’assistenza territoriale. Risultano attivati circa un quarto degli ospedali di comunità programmati (5 Regioni non ne hanno nemmeno uno attivo). Solo 660 Case della Comunità realizzate a fronte delle 1723 programmate e meno di una su 10 ha tutti i servizi obbligatori attivi. Le Regioni che sembrano più lontane dall’Obiettivo sono Campania, Puglia, Abruzzo, Calabria, Sicilia e PA di Bolzano. Insomma, conclude Aceti, «se la cronicità rappresenta oggi una priorità per le famiglie, non possiamo dire lo stesso per le risposte che garantisce il Ssn».

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