Le fibrille amiloidi, minuscoli aggregati di proteine presenti nel microambiente del tumore, influiscono sulle cellule tumorali rendendole più attive e invasive. È quanto dimostra uno studio dell'IFOM di Milano pubblicato su Cell Death and Disease che rivela nuovi dettagli sul meccanismo di attivazione della proteina Yap coinvolta nel processo di divisione cellulare.
«Nella comunità scientifica è noto il ruolo della proteina YAP (acronimo di Yes-Associated Protein) nella regolazione della crescita e della divisione cellulare. L’aumento di attività di YAP è infatti associato allo sviluppo di vari tipi di tumori. Altrettanto noto è il processo di meccano-trasduzione che, agendo su YAP, è essenziale alla crescita dei tumori e alla loro resistenza alle terapie. Sono anche stati identificati diversi stimoli in grado di attivare questo processo. Diversamente da quanto è riportato in letteratura, noi abbiamo però scoperto che una nuova “miccia” è, sorprendentemente, una molecola che sembra avere un ruolo importante in un altro contesto di ricerca, quella incentrata sulla malattia di Alzheimer», illustra Angela Bachi, a capo del programma di ricerca di IFOM sulla proteomica funzionale.
Grazie a un approccio tecnologico basato sulla proteomica, i ricercatori hanno potuto analizzare lo spazio extracellulare del melanoma e del tumore del pancreas, il microambiente in cui le cellule tumorali si scambiano informazioni e ricevono segnali da cellule non tumorali. In questo spazio i ricercatori hanno potuto misurare quantitativamente la presenza di strutture microscopiche chiamate fibrille amiloidi.
«Le fibrille amiloidi sono piccole aggregazioni di proteine. Finora sono state principalmente studiate in malattie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer, dove sembrano essere coinvolte nella morte dei neuroni, le cellule indispensabili ai processi cognitivi. Tuttavia, sia la loro presenza sia il loro possibile ruolo in ambito oncologico erano sconosciuti», precisa Vittoria Matafora, una ricercatrice senior coinvolta nella ricerca. Dai laboratori di IFOM emerge ora che queste strutture potrebbero svolgere un ruolo chiave nella meccano-traduzione e, pertanto, nell’attivazione di YAP, il che potrebbe spiegare il loro impatto sulle dinamiche delle cellule tumorali.
«In particolare abbiamo individuato una proteina chiamata Agrin, che è presente nello strato più esterno della membrana plasmatica che circonda le cellule. La proteina sembra riconoscere le fibrille amiloidi e avviare il segnale per l’attivazione di YAP», spiega Francesco Farris, primo autore dell’articolo.
Lo studio permette di comprendere meglio come le fibrille amiloidi possano influire in maniera rilevante sulle cellule tumorali e sulle loro dinamiche, rendendole più attive e invasive. «In prospettiva, se i risultati saranno ulteriormente validati in animali di laboratorio e in studi clinici con i pazienti, potrebbero aprire la strada allo sviluppo di strategie mirate contro il melanoma e il tumore del pancreas. Si potrebbe per esempio considerare l’uso di farmaci in grado di inibire la formazione di fibrille amiloidi, già sviluppati per l’ Alzheimer, migliorando così le opzioni di trattamento», conclude Bachi.
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