La strategia
L’interior design delle Car-T: le cellule immunitarie si modificano dall’interno
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    Immagine: NIH Image Gallery / Flickr [CC BY-NC 2.0]
Redazione
Niente più estrazione, rimodellamento in laboratorio e reinfusione. I linfociti T vengono potenziati all’interno dell’organismo del paziente. Ci pensa un virus iniettato che rilascia i geni necessari alle cellule immunitarie per riconoscere il tumore. La nuova tecnica testata sulle scimmie

Costose e complesse. Quando si parla di terapie Car-T, inevitabilmente, accanto ai grandi successi ottenuti nel trattamento di alcuni tumori del sangue, vengono fuori i due principali nodi critici: le elevate difficoltà tecniche e l’impatto economico eccessivo. Una parte della ricerca si sta dedicando da tempo a individuare strategie per superare questi ostacoli. Tra le ultime proposte c’è quella presentata al meeting annuale dell’American Society of Hematology (San Diego 7-10 dicembre) da due team di scienziati sostenuti da due diverse aziende biomediche americane, Interius BioTherapeutics e Umoja Biopharma.  Entrambi suggeriscono una specifica modifica alla procedura che potrebbe rendere le terapie avanzate dall’indiscussa efficacia più semplici e meno costose. Vediamo di cosa si tratta.

Attualmente le terapie Car-T, indicate per il linfoma non-Hodgkin e per la leucemia linfoblastica acuta, prevedono in estrema sintesi il prelievo delle cellule immunitarie del paziente (linfociti T), la loro purificazione, la successiva ingegnerizzazione in laboratorio per fare in modo che prendano di mira le cellule cancerose e infine la reinfusione nell’organismo.  

Nella nuova versione proposta al convegno degli ematologi americani il potenziamento dei linfociti T avviene all’interno dell’organismo del paziente. Come? Attraverso l’iniezione di un virus che rilascia nelle cellule immunitarie infettate i geni necessari a riconoscere le cellule cancerose e ad attaccarle. In questo modo si salterebbero tutte le fasi del processo standard, l’estrazione delle cellule immunitarie, la purificazione, il rimodellamento in laboratorio e la reinfusione, con una notevole riduzione delle spese sanitarie. Va ricordato infatti che il costo attuale del trattamento e delle cure ospedaliere necessarie può superare il mezzo milione di dollari.

La nuova tecnica, per ora testata sulle scimmie, presenta però una fondamentale criticità su cui prevedibilmente si concentreranno le agenzie regolatorie per valutare il via libera alla sperimentazione sull’uomo.

Quando si parla di ingegnerizzazione dei linfociti T ci si riferisce a un’operazione precisa: fare in modo che le cellule immunitarie esprimano i recettori dell’antigene chimerico (CAR), le proteine che riconoscono il cancro, per indirizzarle verso il bersaglio da colpire. Questa modifica delle cellule immunitarie va eseguita con precisione chirurgica, l’intervento deve essere puntuale per evitare di interferire con i genomi di altre cellule. 

Per scongiurare questo rischio i ricercatori hanno modificato i virus rendendoli capaci di riconoscere le molecole che si trovano solo sulla superficie delle cellule T. 

Gli esperimenti sulle scimmie presentati dai due team di ricerca al meeting di San Diego sono stati promettenti. L’iniezione del virus ha prodotto una quantità di linfociti T potenziati tale da provocare una riduzione considerevole del numero delle cellule malate. Le due società prevedono di richiedere a breve alla Food and Drug Administration statunitense l'autorizzazione per iniziare la sperimentazione sugli esseri umani. Come già detto, bisognerà dimostrare che la modifica genetica sia limitata ai solo linfociti target. 

 

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