Per promuovere la One Health in tutta Italia servono una Task Force nazionale e Reti regionali. È necessaria subito una nuova alleanza multidisciplinare tra specialisti di ambiti diversi per una “rete della salute” in grado di realizzare interventi coordinati sulla base di percorsi e indicatori condivisi. Il modello organizzativo e di lavoro dovrebbe essere quello delle Reti oncologiche regionali che, dove attivate, hanno dimostrato ottimi risultati.
È quanto propone un gruppo di oltre 90 esperti multidisciplinari nel documento “One Healthon, La Rete della Salute” elaborato dal “Forum One Health: laboratorio di idee”, progetto nazionale promosso per favorire la prevenzione, la ricerca, l’innovazione e la corretta comunicazione. L’obiettivo è realizzare la One Health attraverso il confronto tra gli specialisti e un dialogo con le Istituzioni. Il documento programmatico è frutto del lavoro di otto tavoli di lavoro tematici che nei mesi scorsi hanno prodotto un elenco di proposte. Il documento è stato presentato mercoledì 30 ottobre a Roma con un convegno nazionale a cui hanno partecipato clinici, scienziati, rappresentati delle Istituzioni e giornalisti.
«Il Forum nasce con l’intento di individuare progettualità condivise e realizzare azioni concrete» spiega Rossana Berardi, professoressa di Oncologia all'Università politecnica delle Marche , coordinatrice scientifica progetto One Healthon e presidente di One Health Foundation. «La scienza e la ricerca – prosegue - hanno dimostrato come sia possibile ridurre il forte impatto delle malattie non trasmissibili. Bisogna intervenire sugli stili di vita, sull’inquinamento ambientale e puntare a un miglioramento generale dell’assistenza sanitaria. È questo l’approccio One Health che intendiamo portare avanti, ma per farlo vanno create una regia nazionale e delle Reti dislocate sui diversi territori».
«Cambiamenti climatici, inquinamento, possibili nuove pandemie o emergenze sanitarie globale come l’antibioticoresistenza – interviene Giuseppe Quintavalle, commissario Asl Roma 1 e referente per i rapporti istituzionali del Progetto One Healthon - sono solo alcune delle sfide che dobbiamo affrontare. È richiesta una sempre maggiore programmazione, collaborazione e anche un impegno comune per promuovere la cura, la ricerca e soprattutto la prevenzione. È poi necessario un approccio multidisciplinare – aggiunge - soprattutto nelle diverse Aziende sanitarie dove devono lavorare team che includano medici, veterinari, ecologi e anche esperti in formazione e comunicazione».
Un esempio organizzativo virtuoso della nuova sanità , osserva Berardi, «è quello fornito dalle Reti oncologiche regionali. Il cancro è una delle malattie più diffuse nel nostro Paese per un totale di oltre 3 milioni di persone coinvolte direttamente. Le Reti dove sono state messe nelle condizioni reali di funzionare hanno prodotto ottimi risultati per pazienti, caregiver e anche il resto della cittadinanza. Favoriscono, infatti, un migliore coordinamento delle attività di presa in carico del malato. Inoltre, abbattono le criticità che possono verificarsi nelle diverse strutture sanitarie sia ospedaliere che territoriali. Infine, il processo di digitalizzazione della sanità può favorire la One Health attraverso il ricorso a sistemi informatici interoperabili. Fondamentale è la condivisione dei dati sanitari elettronici integrati con quelli extra-sanitari. Anche in questo modo è possibile disporre di un tempestivo accesso a informazioni per monitorare costantemente la sanità pubblica».
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